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Le origini di Savigliano si perdono nel tempo; probabilmente risalgono al 500 a.c., quando le popolazioni Celte-Liguri dei Salii o Salluvii penetrarono in Piemonte dai passi dell'Argentera e del Colle dell'Agnello, sulle orme di Belloveso.
Dai Salluvii, soggiogati dai Romani nel 200 a.c., deriva il nome latino di "Villa Sauliani" e "Oppidum Savillanum" che, in seguito alle guerre di Augusto divenne un importante "Vicus Romans", come testimoniano i numerosi reperti archeologi e le epigrafi rinvenute nella zona.

Dall'800 al 900, Savigliano subì varie incursioni dei Saraceni che la saccheggiarono e la distrussero. Savigliano aderì alla Lega Lombarda contro il Barbarossa ed adottò nel suo stemma Civico la croce rossa in campo argento con il motto "Fidelis Deo et Hominibus".

Nel 1360 la guerra tra il Conte Amedeo VI ed i Principi d'Acaia causò la distruzione ed il saccheggio della città. Risorta dalle rovine, Savigliano divenne in breve un importante centro agricolo e commerciale, mentre fiorenti divennero le attività artigianali e le professioni.
La sua posizione geografica ai confini col Marchesato di Saluzzo costituiva un saldo avamposto dei Savoia. Nelle frequenti guerre che travagliarono il Piemonte, Savigliano dovette subirne tutte le conseguenze, partecipando attivamente con uomini, mezzi ed imposizioni e sopportando sacrifici immensi, ma sempre seppe risorgere e, sotto la guida di illuminati reggitori, la Città conservò il posto che le competeva nella storia del Piemonte e dell'Italia.



Savigliano ebbe l'onore di dare i natali a Santorre Derossi di Santa Rosa, organizzatore e capo degli sfortunati moti rivoluzionari del 1821, e nel 1859 a Savigliano furono convogliati oltre tremila volontari pervenuti dalle province lombarde e dai vari ducati, che costituirono il Secondo Reggimento dei Cacciatori delle Alpi, al comando di Giuseppe Garibaldi.

All'avvento del fascismo, la città subì incursioni vandalismi e persecuzioni da parte delle squadracce fasciste, ma sempre conservò intatto lo spirito di libertà che culminò nel 1943 con gli scioperi antifascisti alle Officine Nazionali e, dopo l'8 settembre, con la partecipazione attiva alla lotta partigiana conclusasi con la cacciata delle forze neo-fasciste e la liberazione della città da parte delle forze partigiane. Dopo la liberazione, la città riprese il suo sviluppo, recuperando il centro storico, con la scoperta di antiche vestigia medioevali.

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